La prova della sconfitta.

scritto da Fringuello
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Il talento da solo non basta.
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Testo: La prova della sconfitta.
di Fringuello

La prova della sconfitta.

 

Joele aveva appreso da piccolo il gran gioco, tutti intorno a lui si erano accorti che aveva talento da vendere.Gli scacchi sono un gioco altamente appagante per chi li affronta con la giusta attenzione e rispetto, e studia e si allena.

Il nostro piccolo campione già dall’età di dieci anni, partecipava a tornei di livello nazionale e qualche coppa l’aveva vinta.Ogni tanto le guardava e si chiedeva, ma tutti quei premi , li ho vinti io?

Doveva anche pensare alla scuola, ma era abbastanza facile per lui, eccelleva soprattutto nelle materie in cui entravano in gioco il ragionamento e la logica.Così gli restava abbastanza tempo per gli scacchi. Ma aveva un tallone d’Achille, non sopportava le sconfitte. Aveva ora 14 anni , prima nazionale, candidato maestro e due anni che non perdeva una partita. A volte la notte aveva degli incubi, sognava di perdere.

A settembre era previsto un torneo, avrebbe compiuto 15 anni e tutto faceva prevedere che sarebbe diventato maestro. Invece, il giorno stabilito per l’inizio della gara, esordì con una sconfitta. Un rovello interiore lo prese, analizzò più e più volte l’apertura, il medio gioco, il finale, non aveva sbagliato niente, solo l’avversario era stato più bravo di lui, piccole sfumature che mossa per mossa accumularono alla fine un vantaggio di posizione per l’avversario. Un inezia, non aveva sbagliato ma alla fine il suo opponente aveva conservato la coppia degli alfieri, mentre lui li aveva ceduti in scambi sul momento utili per attaccare lo schieramento avversario, per creare gioco insomma.
Qualcuno giustamete osserverà che unanimemente la coppia degli alfieri è considerata più forte di quella dei cavalli, ma questo nel finale della partita. A metà partita si equivalgono, e Joele raramente consentiva all'avversario di pervenire al finale... 

Ho perso, si disse, e non trovo il motivo.

Ora quando da una sconfitta apprendi una lezione, sei comunque contento, hai imparato qualcosa e la prossima volta vincerai. Ma lui la lezione non la vedeva. Nel prosieguo del torneo, si incupì, non perse, solo pareggiò col nero due volte.Verso la fine era sotto di due punti rispetto al primo, che era quello con cui aveva perso. Avrebbe bruciato il mondo. Odiava quel torneo e odiava il vincitore. Era una battuta d’arresto nella sua carriera.
Tornato a casa, mise i pezzi e i libri di scacchi dentro un armadio, e fece come se non avesse mai giocato a scacchi. Prese a studiare forsennatamente le materie scolastiche, curriculum regolare, anzi eccellente. 
Diploma, laurea, master col massimo dei voti poi dottorato di ricerca ed infine la scoperta.Una cura risolutiva per un male fino allora inguaribile.

Aveva a quel punto 30 anni, e alla cerimonia del Nobel per la medicina, mentre attendeva il meritato premio, seduto al suo fianco, suo padre, disse- sapevo da sempre che saresti arrivato dove avessi voluto, peccato che hai abbandonato gli scacchi.- Tutti intorno applaudivano, era il momento della consegna, e lui…
Piangeva.
Ma non di gioia.

Questa è la storia di chi chiede alla vita una cosa sola, quella cosa e non altro, eppure in fondo è fragile, abituato a vincere, alla prima caduta non sa rialzarsi. Nella vita si muore e si rinasce tante volte, si cade e ci si rimette in piedi, ma questa cosa fondamentale a lui nessuno l'ha insegnata. Era nato campione, solo per quello. Ma gli mancò il carattere, la forza di ricominciare, di essere quello che voleva e  poteva essere. L'unica cosa che avrebbe voluto e che niente altro avrebbe mai potuto sostituire.
Era nato pesce e non seppe nuotare.

La prova della sconfitta. testo di Fringuello
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